Ma perché in Italia inseguiamo sempre le mode straniere quanto queste sono già state abbandonate?

Il nuovo sistema di reclutamento dei ricercatori e professori che si sta mettendo a punto in Parlamento prevede di valutare sostanzialmente la carriera di un aspirante ricercatore/professore in termini di indici bibliometrici. Sembra che questo criterio varrà per la maggior parte delle discipline scientifiche (i matematici, più saggi, hanno ottenuto di non essere valutati considerando anche gli indici bibliometrici).

Come sempre quando si introducono delle novità, anche sulla questione dell'uso degli indici bibliometrici si sono scatenati i commenti più disparati, divisi tra gli strenui sostenitori (sono oggettivi) e gli strenui detrattori (sono facilmente aggirabili in pochi anni).

Io credo che l'affidare la valutazione di un ricercatore a sole misure automatiche sia l'ennesima scappatoia per non assumere la responsabilità di una valutazione puntuale del soggetto.

All'estero, dopo un'iniziale euforia negli indici bibliografici, alcuni stati/istituzioni/comitati stanno prendendo le distanze perché si sono accorti che il raggiro di tali indici è più frequente e clamoroso di quanto si potesse sospettare. A tal riguardo, vi segnalo un articolo del lucidissimo professor Giuseppe De Nicolao: "I numeri tossici che minacciano la scienza".

Circa i nostri politici e certi esperti dell'ANVUR, ancora una volta si stanno muovendo sull'onda delle mode anziché quella del ragionamento.